In Viaggio Con Edilet verso l’Irlanda!

In Viaggio Con Edilet verso l’Irlanda!

Da ottobre in Libreria Icaro. Appunti, reportage, racconti di viaggio. (Edilet), con un mio racconto sull’esperienza di vita in Irlanda. Insieme a scrittori celebri della narrativa contemporanea come Sergio Campailla, Erri De Luca, Antonio Debenedetti, Paolo Di Paolo, Marco Lucchesi, Giuseppe Lupo, Marco Onofrio, Giuseppe Manfridi, Roberto Pallocca ed altri ancora.

Dimmi da che viaggio sei tornato o quale hai sognato e ti dirò chi sei!
Un gruppo di scrittori, alcuni affermati altri ancora da scoprire e di sicuro avvenire, hanno donato le loro storie, i loro appunti, i loro reportage ad alcuni studenti dell’università di Roma Tor Vergata, curatori del volume, assieme al docente di Letteratura di viaggio. Chi con la prudenza, l’abilità, la lentezza scrutatrice di Dedalo, chi con l’impulsività vorticosa e la velocità ardimentosa di Icaro, sempre aderendo al motto di Bruce Chatwin. «Viaggiare è stato sempre un sollievo enorme, ha annullato le pressioni dall’alto e dal basso».

In appendice ognuno degli scrittori consiglia un libro per viaggiare, un itinerario da scoprire e invita nel luogo dove ama o dove desidera andare per scrivere.

Una luce accecante. Un’aria infuocata. E in basso, la frescura del mare, inaccessibile (Sergio Campailla - Sperlonga)

Il viaggio è una parola nobile e si riferisce solo a chi lo fa a piedi (Erri De Luca – Nel mondo a piedi)

Vivere e studiare a Firenze: il tempo necessario «per abitare poeticamente la città» (Emerico Giachery – Firenze)

Quando viaggio… sono una macchina sferragliante, un treno merci pieno di scatoloni, un aereo da cargo (Cristiana Lardo – In nave)

Il Cairo è una delle poche città che mi abitano. Ne amo le contraddizioni, generose e abbondanti (Marco Lucchesi – Il Cairo)

Johannesburg è lunga centosessanta chilometri e larga sessanta, più o meno… neanche l’inferno forse è così grande considerato che lassù probabilmente vivono tutti al piano terra (Dante Maffìa – Johannesburg)

Quel gabbianotto là – quello scuro, grigio topolone … che ha tutte le ali spennacchiate … guardate – non ci arriva mai!… Hai voglia a tirargliele addosso, non ne becca una (Giuseppe Manfridi – In crociera)

Proprio per non dare nell’occhio, le ho proposto per l’indomani un volo in deltaplano (Beppe Mariano – Firenze)

Mi ero avvicinato alla città (Lecce) come un bambino porta all’orecchio una conchiglia, nella speranza che gli restituisca il mare (Elisabetta Marino – Lecce)

Il viaggiatore aspetta la tua comparsa, il principio della tua ombra, del tuo volto… (Valeria Moriconi – Sciacca)

Mi sento destinato a questo volo… Il corpo glorioso del blu. L’eternità del volo – dentro il cielo. Il tuono devastante del silenzio (Marco Onofrio – In volo)

Aveva ragione Orazio: «Ovunque tu vada, cambierai il cielo, non te stesso» (Aldo Onorati – Svizzera)

Perché ci si ignora cento volte e ci si nota in un istante? E perché quando ci si è notati poi non si torna indietro più? (Roberto Pallocca – In treno)

(All’Acropoli di Atene) Vorrei restare là per sempre, davanti al piccolo cavallo con la criniera liscia, davanti al ragazzo con il capretto sulle spalle, alle dee con i seni di marmo dolci da carezzare, teneri da baciare, e il cavo delle ascelle, la mollezza soda delle cosce e del pube, l’arco della schiena, le natiche, i piedi con le dita nervose, amorevoli. Movimento e leggerezza, realtà e sogno: l’unica volta accostati, risolti. (Elio Pecora – Grecia)

Mi gusto come un rito Jeremy Irons al National Theatre, in Never So Good by Howard Brenton (Evelina Piscione – Londra)

Avevo deciso di far parte di questa fantasia verde che si chiama Irlanda, disegnandomi un piccolo trifoglio sul fianco, poco più in basso del petto (Lidia Sirianni – Irlanda)

Leggendo alcune novelle brevi in stile autobiografico della Deledda avevo pensato a Ravenna e a Cervia come territori deleddiani, oltre che bizantini (Lina Unali – Ravenna)

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