Dall’8 ottobre in libreria, edito da Hacca, Non dire Madre, una collezione di racconti della scrittrice esordiente Dora Albanese, classe 1985.
L’autrice in soli 9 racconti, riprendendo il sapore della propria terra natale (la Lucania), riesce a tirar fuori con vero istinto animale i tratti più emblematici dell’essere madre. Quella dell’Albanese è una madre senza età, una madre ormai senza madre perché, quando si varca la soglia dell’adolescenza, non si può più chiedere aiuto a chi ci ha cresciuto. E queste giovani donne, nonne, donne di mezza età della Lucania, descritte e raccontate dalla giovane autrice, sono come quadri statici incastonati nello spazio e nel tempo: lo spazio delle rocce di Matera, genuine, matrici e madri anch’esse della memoria, della tradizione indelebile dal corpo; lo spazio grigio senza anima di Roma, oppure il tempo dei ricordi delle anziane, dei loro patimenti e l’istante di terrore delle inesperte che bruciano di rimorso.
Le pagine dell’Albanese inaspettatamente leggere di fronte ad un tema così imponente, scorrono veloci perché non ci sono abbellimenti, non c’è retorica che fa perdere il ritmo del respiro o del fiume di sangue che scivola via dal corpo. Un uomo direbbe che tanta sofferenza nasce dalla nostra vergogna di essere donne, dal dolore che dobbiamo al peccato originale di Eva, il quale senza distinzione ci ha segnato sin dalla nascita… Ma quel tremore, che la protagonista si porta addosso, è testimonianza concreta dell’essere vive e fiere, per poter comprendere a pieno cosa significhi essere madri; il tremore della nuova madre è come una scossa tellurica di passaggio tra l’incoscienza delle proprie azioni e la serenità di avere un figlio attaccato al seno, con cognizione.
“Non dire Madre” è un libro per le donne, incentrato sulle sopportazioni costanti del genere femminile che spesso gli uomini ignorano come si evince, con il ghigno tra i denti, racconto dopo racconto. L’uomo non è meschino, non è un farabutto sul quale gettare tutte le frustrazioni: è invisibile, è un mondo lontano dal nostro. Come narra Dora Albanese nell’ultimo emozionante racconto (Lo Zio d’America), L’uomo che non c’è si tramuta in uomo che vorrebbe, ma che non ha potere all’azione.
Insomma l’Albanese, già di primo pugno, a soli 24 anni, ha centrato in pieno il dovere di ogni donna che sarà madre, quando afferma con sicurezza ed esclusiva onestà «Io però, ad un certo punto, mi sono imposta di non dire mai più madre, di non cercare mai più l’aiuto di mia madre; perché una figlia che diventa madre annienta il sacrificio dell’altrui maternità per dare spazio al suo bisogno di riscatto».