Dopo la presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia di The Road, con Viggo Mortensen e Charlize Theron, invito a leggere o rileggere il romanzo, Premio Pulitzer 2006, La strada, di Cormac McCarthy, edito in Italia da Einaudi. Un padre e un bambino attraversano “le rovine di un mondo ridotto a cenere” dalle guerre fratricide, cercando il sud, la luce, il calore. Portano l’unico bene prezioso, da difendere ad ogni costo «se stessi e il loro reciproco amore». E il fuoco. E’ l’avvio del libro, duro e poetico insieme: «Quello non era un posto sicuro. Adesso che era giorno dalla strada li si poteva vedere. Il bambino si rigirò nelle coperte. Poi aprì gli occhi. Ciao papà, disse. Sono qui. Lo so.».
«Ciao papà, disse. Sono qui. Lo so»: lo stremato coraggio dell’uomo di fronte alle selvagge bande di uomini sadici e affamati che percorrono il deserto, e il bambino che ha paura, terrore e paura, sotto una pioggia grigia, zozza e battente. Cerca il corpo del babbo, le sue mani (fino a quando la situazione sarà rovesciata), un soffio di calore. Cormac McCarthy riesce a riprodurre perfettamente il linguaggio essenziale del bambino, in cerca della mano sicura del padre. Quasi tutto del racconto è in questa confidenza ferita, slogata, aggredita dalle circostanze: un flebile scambio di parole usuali che sono la temperatura di un amore sublime, sull’orlo del precipizio e della “fine”. Pronto a dare la vita, per la vita del piccolo, difendendo, in lui, anche l’interezza della creaturalità umana in pericolo. Eppure, ed ecco lo strazio, la lacerazione del padre (quella che la madre, suicidandosi non ha voluto vivere) anche pronto ad uccidere il suo bambino pur di non farlo cadere nelle mani dei “briganti”. « Tienilo stretto. Ecco, così. L’anima è un soffio. Abbraccialo. Bacialo. Svelto»: ancora più delle parole si rivelano amore puro i gesti e gli sguardi. Camminare, esplorare, fare attenzione, conservare i cibi fino allo stremo delle forze. Ancora oltre il terrore e le violenze a cui deve assistere, il bambino non si capacità, più volte, di una negazione, assoluta quanto simbolica: non può, in alcun modo, portare aiuto agli altri uomini incontrati in gravissime difficoltà, sulla strada. Un mondo in cui la carità è annullata, impossibile. Il padre sarà capace, sacrificandosi fino alla morte, di trovare un rifugio, dentro il cuore stesso della terra, in mezzo a persone le quali, anche nel perdurare delle guerre distruttive, in quel deserto del futuro, avevano continuato a vivere nel rispetto delle leggi naturali e della tradizione. Il bambino si stringe a lui fino alla fine, dinanzi a quel mare, ancora gelato, che avevano cercato a lungo. L’uomo probabilmente non muore a caso nel luogo dove il bimbo sarà trovato dai “buoni”. «Tornò nel bosco e si inginocchiò accanto al padre. […] Pianse per un bel pezzo. Ti parlerò tutti i giorni, sussurrò. E non ti dimenticherò. Per niente al mondo. […] Quando la donna lo vide lo abbracciò e lo tenne stretto. Oh gli disse, come sono contenta di vederti. Ogni tanto la donna gli parlava di Dio. Lui ci provava a parlare con Dio, ma la cosa migliore era parlare con il padre e infatti ci parlava e non lo dimenticava mai. La donna diceva che andava bene così. Diceva che il respiro di Dio è sempre il respiro di Dio, anche se passa da un uomo all’altro in eterno».


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